laR+
logoBol

‘Se sei giovane e vieni a vivere qui, il Comune ti paga...’

Le periferie elvetiche mettono mano al portafoglio per arrestare l’esodo verso le città e attirare nuove famiglie. Misure, pro e contro con due esperti

Le periferie elvetiche mettono mano al portafoglio per arrestare l’esodo verso le città e attirare nuove famiglie. Misure, pro e contro con due esperti

25 marzo 2025
|

Come tenersi i propri giovani e attirare nuove famiglie è il cruccio di tanti comuni e cantoni che le provano tutte, mettendo mano al portafoglio: dai bonus bebè a quelli per la mensa scolastica fino a terreni edificabili a prezzi convenienti e incentivi comunali per costruire la casa. Tutte agevolazioni che hanno una condizione: rimanere a vivere nel comune per qualche decennio. Aveva fatto discutere la scelta del paese vallesano di Albinen: per evitare di diventare un villaggio fantasma, aveva offerto 25mila franchi per adulto (e 10mila per bambino) a chi (sotto i 45 anni) voleva stabilirsi nel paese per almeno 10 anni. Sempre in Vallese, il villaggio Saxon proponeva 10mila franchi per nuovo abitante. Mentre il Comune lucernese di Grossdietwil premiava con 1’500 franchi i giovani con un proprio appartamento nel comune e che volevano rimanere.

Sconti sulla casa, dentista e trasporti

Tre le misure contro lo spopolamento giovanile, la casa è un aspetto cruciale. Qui la creatività dei comuni negli ultimi anni è esplosa. Da terreni comunali ‘scontati’ per case unifamiliari ai sussidi per costruirle fino agli aiuti finanziari per il trasloco. Tutto ciò completato da una lista di vantaggi: dalla copertura delle spese dentistiche agli abbonamenti annuali ai trasporti pubblici fino agli skipass gratuiti. Ad esempio, il Comune vallesano di Saint-Martin paga i premi della cassa malati fino ai 18 anni di età.

Insomma la caccia è aperta e la concorrenza è forte. Un vero cruccio anche per il Ticino, che da qualche anno subisce un importante esodo dei giovani verso cantoni universitari, come Zurigo, Vaud, Friburgo, Berna, dove trovano interessanti opportunità di lavoro. Nel 2022 le partenze dei residenti di 20-39 anni hanno superato gli arrivi di ben 705 unità: 469 a favore degli altri cantoni svizzeri, 236 a favore di altre nazioni (come ha spiegato più volte su questo giornale il ricercatore Elio Venturelli).

Un esodo che indebolisce il cantone privandolo di una fetta di popolazione attiva qualificata. Il destino di molte regioni periferiche che non possono offrire posti interessanti per tutti i profili professionali. Il Ticino per trattenere i “cervelli” ha investito soprattutto su innovazione e ricerca. Purtroppo università e polo biomedico non bastano per invertire l’emorragia di giovani formati. I posti interessanti sono in calo. E c’è l’enorme problema di un mercato di frontiera con salari che non invogliano i laureati a fermarsi. A pochi chilometri verso nord, guadagnano almeno il 15% in più.

Come ringiovanire una regione

Malgrado le difficoltà è bene fare tutto il possibile – e anche l’impossibile – per ringiovanire il Ticino. Ma quali misure, tra tutte quelle testate in Svizzera, funzionano davvero? È possibile influenzare la politica demografica di una regione? Ne parliamo col professor Philippe Wanner, docente all’Istituto di demografia e socioeconomia all’Università di Ginevra. «Effettivamente diversi comuni elvetici hanno messo in campo strategie per arrestare l’esodo e attirare nuovi abitanti, soprattutto giovani e persone attive professionalmente. Ma non c’è stata una valutazione sistematica per testare l’efficacia di tutti gli approcci», precisa l’esperto.

Bisogna avere qualcosa da offrire

Si sta tentando di tutto, percorrendo strade diverse per rallentare trend demografici che spaventano. Prima di tutto le misure economiche, ad esempio quelle per favorire l’insediamento di nuove realtà industriali. «Sappiamo che queste misure possono dinamizzare in una certa misura il cantone o una regione. Sappiamo che l’arrivo di nuove imprese, catalizza anche l’insediamento di una nuova popolazione attiva, quindi di contribuenti, o almeno limita l’emorragia di residenti». Ci sono poi le misure legate alla qualità di vita, come servizi e aiuti che facilitano le famiglie, dal bonus per nuovi bebè alle agevolazioni per gli asili: «La loro efficacia è stata poco analizzata, dunque non sappiamo se funzionino davvero».

Una ultima serie di interventi riguarda poi soprattutto l’alloggio, come la proposta di vari comuni vallesani, ma non solo, di incentivi alla costruzione o alla ristrutturazione di un immobile, stiamo parlando di cifre attorno ai 10-20mila franchi. «Empiricamente abbiamo visto che l’impatto di queste misure non è considerevole. Infatti chi ha un’attività professionale in città, raramente decide di andare ad abitare in periferia. L’incentivo di 20mila franchi sull’abitazione non è sufficiente per attirare questo tipo di nuovi residenti», precisa il professor Wanner.

In conclusione, continua il docente, le misure più efficaci per arrestare l’esodo di giovani o attirarne di nuovi sul proprio territorio sono quelle fiscali o di altra natura che favoriscono l’arrivo di nuove aziende. Nemmeno agenzie di reimmigrazione o gli ambasciatori elvetici all’estero convincono l’esperto. «Il Portogallo ha una politica di reimmigrazione che punta su agevolazioni fiscali per far tornare in Patria chi è immigrato per cercare lavoro.

È un sistema che ha dato i suoi frutti ma bisogna avere qualcosa da offrire. Non è sufficiente avere un ente che promuove una regione e aiuta nella fase di rientro. Occorre abbinarlo con agevolazioni interessanti».

‘Misure che non invertono la tendenza’

Ovviamente la popolazione attiva è più attrattiva per le casse pubbliche. «Non ci sono studi approfonditi, ma talvolta osserviamo a livello comunale che alcune politiche dell’alloggio funzionano per qualche anno, poi vengono abbandonate. Piccole misure settoriali non invertono di regola tendenze demografiche. Ad esempio per ripopolare di giovani il Ticino non basta avere un ufficio di promozione demografica. Servirebbe piuttosto una politica fiscale vantaggiosa per chi rientra, degli asili, delle facilitazioni per le famiglie, ovviamente dei posti di lavoro interessanti e ben retribuiti. Tutto l’insieme di misure può portare dei risultati».

Inoltre la migrazione è sempre più familiare e anche la donna vuole svolgere un’attività. «O sacrifica la sua professione o la famiglia predilige luoghi professionalmente più dinamici». Ci aveva provato il Canton Jura, con l’iniziativa ‘Pays ouvert’ poi bocciata in votazione.

L’economista Rossi

‘Prospettive ancora più opache in Ticino’

Per quel che riguarda le misure contro lo spopolamento giovanile che mirano a far rientrare i figliol prodighi, «penso siamo ancora in una fase pionieristica». A parlare è un esperto, il professor Angelo Rossi, già docente per l’economia regionale e i problemi economici della pianificazione del territorio al Poli di Zurigo e docente di management e pianificazione del settore pubblico all’Università di Losanna: «Un aspetto importante è costituito dai servizi disponibili a livello comunale e dalla loro qualità. Da questo punto di vista essenziali sono i paragoni tra il possibile comune di residenza in Ticino e il comune di residenza attuale, fuori cantone, per quel che riguarda i tassi di imposizione fiscale, i premi della cassa malati e le scuole dell’obbligo. Per le scuole non si tratta solo della qualità dell’insegnamento ma anche degli orari e dell’eventuale presenza di istituzioni che si occupano dei bambini in tenera età, tenendo presente che il tasso di attività femminile nelle famiglie dei possibili candidati al ritorno in Ticino è praticamente uguale al 100%».

Un’occupazione anche per le mogli

La decisione di tornare o non tornare in Ticino viene presa dai coniugi o dai partner, spesso quando non ci sono ancora bambini o quando non vanno ancora a scuola. «Qui a contare è la probabilità per le mogli di trovare un’occupazione interessante in Ticino. Se per le libere professioniste (mediche, avvocate, ingegnere, architette ecc.) trovare un lavoro interessante non dovrebbe essere difficile, per le donne (e gli uomini) con formazioni universitarie in altre facoltà la situazione è meno rosea», precisa l’esperto.

Ti-Press Il prof. Angelo Rossi

L’offerta occupazionale per laureati (e laureate) in Ticino non sta certo migliorando, anzi: «Tenendo conto della ristrutturazione nel settore finanziario e in quello dei media, delle intenzioni dei partiti di destra di ristrutturare anche l’amministrazione cantonale (vista l’iniziativa Stop all’aumento dei dipendenti cantonali dell’Udc) e dell’evoluzione demografica (invecchiamento e quindi riduzione degli effettivi di insegnanti nelle scuole) le aspettative diventano anche più opache», aggiunge il professore.

A questo riguardo ci sono cantoni che tengono aggiornata una banca dati sulle persone, con formazione superiore, originarie del cantone che avviano una carriera altrove. «Uri, qualche anno fa, aveva anche introdotto l’abitudine di nominare queste persone ambasciatori(trici) del cantone», conclude. In Germania, invece, alcune città tedesche hanno istituito delle ‘agenzie di reimmigrazione’, per facilitare il rientro degli universitari. Il punto è avere qualcosa da offrire.

BREAKING NEWS
12:28
A2/A13, confermato: Ufam propende per una variante di sponda destra