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È l’1.23 del 26 aprile 1986 quando esplode il reattore 4 di Chernobyl, il più grave incidente nucleare civile della storia. La nube radioattiva raggiunge anche la Svizzera: il Ticino, insieme a San Gallo e Turgovia, è tra i cantoni più colpiti, anche a causa delle piogge che favoriscono il deposito del Cesio 137, un isotopo radioattivo prodotto negli incidenti nucleari ☢️
A quasi quarant’anni dal disastro, nel territorio ticinese ne resta circa il 40%. «Si dimezza ogni trent’anni», spiega Nicola Solcà (Spaas). Oggi i livelli sono considerati di fondo: nei laghi la radioattività è diminuita perché le sostanze si sono depositate nei fondali, tanto che all’inizio non era possibile pescare. Nei boschi, invece, il Cesio può ancora essere presente e in rari casi la selvaggina supera i limiti 🛑
Un indicatore sono i funghi selvatici: «Oggi quasi tutti rientrano nei limiti», spiega il chimico cantonale Nicola Forrer. Dal 1986 ne sono stati analizzati quasi 800, confermando il progressivo decadimento della radioattività. Grazie a questa esperienza, il Ticino è oggi all’avanguardia nel monitoraggio della radioattività negli alimenti ✅
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