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La morte della 52enne trovata senza vita nel lago a Melide lo scorso 18 agosto sarebbe riconducibile alle conseguenze acute di un annegamento. È quanto emerge dagli ulteriori esami disposti dal Ministero pubblico.
Le analisi hanno rilevato un’alcolemia molto elevata e la contemporanea presenza di benzodiazepine, a concentrazioni terapeutiche o subterapeutiche. Secondo la Procura, la combinazione delle due sostanze avrebbe potuto compromettere in maniera rilevante vigilanza, coordinazione e livello di coscienza, favorendo la caduta in acqua o rendendo più difficoltoso il nuoto e la capacità di reazione.
Gli accertamenti non hanno evidenziato un intervento di terzi nella determinazione del decesso. L’inchiesta, tuttavia, prosegue con l’analisi delle tracce raccolte, le testimonianze e ulteriori approfondimenti radiologici per ricostruire completamente quanto accaduto.