Il copresidente del Ps Fabrizio Sirica interroga il governo: ‘Una lacuna che può tradursi in un accesso diseguale ai diritti e alle prestazioni sociali’
«L’aiuto sociale sta diventando sempre più burocratico e complesso, il che rende necessario un supporto che traduca in modo fruibile il suo accesso». L’accesso ai servizi sociali rappresenta per il copresidente del Partito socialista Fabrizio Sirica un elemento cruciale per garantire la dignità e il benessere dei cittadini, in particolare per coloro che si trovano in situazioni di difficoltà economica, sociale o personale. Ed è attorno a questo tema che si sviluppa l’interrogazione inoltrata oggi per il gruppo dei socialisti al Consiglio di Stato.
Al centro dell’atto parlamentare, la presenza disomogenea degli operatori sociali nei vari Comuni del cantone. «Questo – rileva da noi raggiunto il deputato – crea potenziali disparità di trattamento tra i cittadini a seconda del luogo di residenza». È in effetti partendo da un approfondimento con chi lavora sul territorio, ci spiega Sirica, che è emerso come in Ticino manchi un quadro uniforme della presenza e del funzionamento degli assistenti sociali comunali. «Una mappatura – illustra il socialista – c’è, ma solo a livello quantitativo. È quindi possibile determinare in quali Comuni sia disponibile o meno un servizio sociale». A mancare, un quadro qualitativo, vale a dire del tipo di prestazioni offerte. Per quanto concerne la quantità, ricorda l’atto parlamentare, “in alcuni Comuni questi operatori sono presenti e attivi, garantendo un accompagnamento individuale e un servizio di orientamento efficace”. In altri, invece, “l’assenza di un servizio strutturato può determinare un accesso limitato alle prestazioni, con il rischio di lasciare indietro le fasce più vulnerabili della popolazione”. E non è tutto. Come detto, ci sono anche delle divergenze qualitative, quindi del tipo di servizi erogati. “Oltre a una disomogeneità in termini di presenza – rimarca quindi Sirica – sembrerebbe che anche a livello di mansioni vi siano importanti differenze”. E nota: “In alcuni Comuni le operatrici e gli operatori sociali si occupano anche dello sportello Laps, in altri no, alcuni assumono curatele o sono delegati comunali nelle autorità di protezione”. Non solo. Vi sono poi le differenze territoriali: “L’utenza, per motivi legati alla demografia, varia sensibilmente da un Comune che è polo urbano rispetto a quelli periferici o di valle”. Aggiunge Sirica: «Approfondendo, ci siamo man mano resi conto che i bisogni sono estremamente diversificati. Quelli delle città non sono per forza gli stessi delle valli, e viceversa». Ci sono poi tutta una serie di casistiche di cui tenere conto: «La troppa distanza dai servizi nelle valli, il pudore che impedisce di chiedere aiuto, la mancanza di conoscenze linguistiche, l’assenza di informazioni che preclude la richiesta dei sussidi. Sono tutte situazioni in cui un’informazione più mirata e una facilità di accesso ai professionisti aiuterebbero. E non poco», osserva il copresidente del Ps.
Ti-Press/Dss
Una mappatura esiste, ma solo quantitativa
Da qui la proposta di accostare alla mappatura quantitativa dei servizi sociali, una panoramica qualitativa delle mansioni svolte. “La mancanza di un quadro uniforme – afferma Sirica – può rischiare di tradursi in un accesso diseguale ai diritti e alle prestazioni sociali, compromettendo così gli sforzi volti a contrastare la povertà e la precarietà”. Insomma, “un’adeguata mappatura risulterebbe necessaria per comprendere meglio le eventuali lacune nel sistema e intervenire in modo mirato”. E questo perché “l’adozione di uno standard minimo cantonale e una maggiore equità territoriale nell’accesso ai servizi sociali potrebbero rappresentare un passo significativo per rafforzare il tessuto sociale e ridurre le disuguaglianze”.
Il tema, rievoca l’atto parlamentare, era stato già sollevato con un’iniziativa generica dell’allora deputato Raoul Ghisletta. Nel rapporto votato in Gran Consiglio nel 2020, cita l’interrogazione, la commissione ‘Sanità e sicurezza sociale’ invitava il Consiglio di Stato “a presentare delle misure concrete e a valutare se sia necessario procedere con una modifica legislativa per garantire la presenza di assistenti sociali nei Comuni che ne sono sprovvisti e di sensibilizzare questi ultimi a istituire queste figure professionali molto importanti per la nostra società”. In tal senso, chiede Sirica al governo, “cosa è stato fatto per dare seguito alle indicazioni della ‘Sanità e sicurezza sociale’, che approvava parzialmente la mozione generica”? Non solo. Il socialista chiede anche al governo se ritenga “opportuno sostenere la raccomandazione del gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni per migliorare l’efficacia della gestione dei morosi LAMal che ha indicato come necessario introdurre nella legislazione cantonale l’obbligo per i Comuni di dotarsi della figura dell’assistente comunale o quantomeno intercomunale”, quali siano “i criteri che regolano la presenza o l’assenza di operatori sociali nei diversi Comuni”, se sia “immaginabile la creazione di una base giuridica cantonale che stabilisca uno standard minimo di assistenza sociale a tutti”, nonché se esista “una sorta di mappatura ‘qualitativa’ delle mansioni svolte dagli operatori sociali comunali, comprensiva dei servizi offerti per Comune”. Tra gli altri quesiti se “il finanziamento di questo importante servizio sociale sia tutto a carico dei Comuni”, se “non sarebbe opportuno, in considerazione del fatto che sarebbe auspicabile un’omogeneità delle prestazioni ai cittadini, ripensare la modalità di finanziamento”, quali misure sono “attualmente in atto per ridurre le disparità nell’accesso alle prestazioni sociali”, se si sia “valutata la possibilità di istituire un sistema di coordinamento cantonale che garantisca un livello minimo di supporto sociale in tutti i Comuni”, se siano “previste iniziative per sensibilizzare e promuovere la creazione di figure di riferimento nei Comuni che ne sono sprovvisti”, e infine se esistano “dati statistici sulla correlazione tra l’assenza di assistenza sociale comunale e la mancata fruizione delle prestazioni sociali a cui i cittadini avrebbero diritto”.