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I campioni della Grecia 2004, Figo e Materazzi votano Spagna

A Essen, dopo la partita per i 20 anni dall’Eurotrionfo, via ai pronostici per la finale di domenica. Seedorf: ‘50 e 50’. L’inglese Campbell: 2-1 per noi

Un collage da Essen
(Legends 2004-R- Scarcella)

Spagna. Spagna. Spagna. Spagna. Spagna. Perché giocano meglio, perché sono più in forma, perché corrono il doppio, perché hanno Lamine Yamal e Rodri, perché l’Inghilterra ha deluso, perché la finale la meritava di più l’Olanda. La maggioranza dei voti – sebbene arrivi da francesi, portoghesi, italiani, greci, tedeschi, irlandesi e olandesi – è inequivocabilmente bulgaro. Anche se qualcuno che dice Inghilterra, o almeno ci spera, c’è: per amor patrio, perché – senza una vera spiegazione – se lo sente e basta o perché se ne innamorò da piccolo, pur essendo nato e cresciuto lontano, dentro un’altra cultura, un’altra lingua.


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Tifosi greci con la maglia di Otto Rehhagel

Omaggio a Rehhagel

I più improbabili campioni d’Europa di sempre, quelli della Grecia 2004 (tutti presenti) e la selezione Uefa Legends che l’ha sfidati ieri sera a Essen, sono quasi tutti d’accordo in vista della finale di domani all’Olympiastadion di Berlino. Loro, gli ex campioni, si sono accontentati, come palcoscenico, dello stadio di Essen, la cui squadra gioca in terza divisione: un impianto-modello, con una capienza di 20mila posti, da fare invidia a molti club della Super League e della Serie A. La scelta è stata tutt’altro che casuale, Essen è infatti la città dove vive l’uomo che guidò dalla panchina l’incredibile impresa della Grecia, Otto Rehhagel, un arzillo signore che a Essen ci è anche nato, il 9 agosto di 86 anni fa, oltre ad averci giocato per tre anni, nella 2.Oberliga (la Serie B dell’allora Germania Ovest).

Rehhagel in Germania – e ovviamente anche in Grecia – è venerato come pochi: d’altronde, oltre al trionfo a Euro 2004 (unico allenatore della storia a vincere un Europeo o un Mondiale con una nazionale diversa da quella del suo Paese) con una squadra che a inizio torneo veniva quotata dai bookmaker tra le 80 e le 150 volte la posta (al pari della Bulgaria, peggio di loro solo Svizzera e Lettonia), nel 1998 portò il Kaiserslautern neopromosso a vincere la Bundesliga. Inoltre fu a suo modo anche un mediatore politico-culturale, quando nel 2013 venne usato come una sorta di scudo umano da Angela Merkel, che lo portò con sé in una delicata missione diplomatica ad Atene al culmine della crisi greca e della tensione con i falchi Ue di Berlino. Funzionò anche quella volta


Keystone
Otto Rehhagel nello stadio di Essen

Il dispiacere degli olandesi

La presenza massiccia di tifosi greci arrivati da tutta la zona – con magliette vintage degli eroi di un tempo (i più gettonati il capitano Zagorakis e Charisteas, autore del gol decisivo nella finale contro i padroni di casa del Portogallo), sciarpe e bandiere – ha trasportato per qualche ora una città mineraria della Ruhr nel Mediterraneo, complice l’ennesima serata estiva di questo caldissimo luglio tedesco. A fine partita uno dei primi a farsi vedere è Marco Materazzi, che si mostra subito spigoloso come in campo all’idea di fare una previsione: “E che sono un mago?”. Fa per andarsene, torna e dice: “Vabbè dai, c’è poco da prevedere qua. Vince la Spagna. Ha giocato meglio, ha i giocatori più forti, è più forte”. Per Clarence Seedorf, invece, non c’è un favorito in partite così: “Partono 50 e 50. Certo, la Spagna finora ha giocato meglio, ma l’Inghilterra ha 3-4 uomini che possono risolvere la partita con una giocata. L’Olanda? Peccato, è mancato proprio poco poco poco”. Fa anche il gesto del ‘c’è mancato poco’ con la mano, facendo sfiorare pollice e indice.

Patrick Kluivert, che ha giocato sia in Spagna (Barcellona, Valencia) che in Inghilterra (Newcastle), era in campo assieme a Seedorf nella dolorosa semifinale casalinga di Euro 2000, contro l’Italia (quella del cucchiaio di Totti e dei due rigori sbagliati dagli olandesi durante i 90 minuti, uno proprio da Kluivert, più altri tre dopo i supplementari). L’ex centravanti vede un leggero vantaggio per la Spagna. Ha mostrato giocatori migliori, più in palla. Merita la coppa anche per il cammino fatto, in termini di gioco, ma anche di avversari, visto che hanno eliminato sia Germania che Francia.


R. Scarcella
Una bandiera esposta sugli spalti

La teoria di Dellas

Anche il greco Dellas, libero vecchio stile della Grecia campione e autore del gol contro la Repubblica Ceca che valse la finale, non si sbilancia, rispolverando l’italiano imparato ai tempi della Roma: “Questa è una finale e le finali non le giochi, le vinci. Come noi vent’anni fa. Non eravamo i favoriti, non lo eravamo nemmeno nei turni precedenti, eppure ci siamo riusciti. Quando giochi una gara così, i valori espressi fino a quel momento si azzerano. Fosse una semifinale ti direi Spagna, ma una finale non lo sai mai come va a finire”.

Per un altro eroe di quelle notti portoghesi di vent’anni fa, Kostas Katsouranis, invece non ci sono dubbi: “Vince la Spagna. Non vedo altri risultati possibili. Li abbiamo visti giocare e mi stupirei se perdessero. E poi hanno il miglior giocatore del torneo”. Ti aspetti dica Lamine Yamal, come stanno facendo in tanti. Invece il greco, da ex centrocampista, fa il nome di Rodri.

L’autore del gol che diede il titolo ai greci, il centravanti Aggelos Charisteas, vede anche lui Spagna: la squadra a cui segnò una rete decisiva ai fini della qualificazione durante i gironi. “Non sarebbe stata male una finale con l’Olanda, che ha fatto molto bene sia con la Romania che con la Turchia, oltre che con l’Inghilterra. E poi ha un giocatore che mi piace molto, Xavi Simons”.


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Luis Figo

Figo il diplomatico

Si sbilancia meno, ma vota Spagna anche il giocatore più atteso a Essen, Luis Figo, capitano delle Uefa Legends, ieri in gol in spaccata (su assist dello spagnolo Luis Garcia). Quasi uno scherzo del destino per il Pallone d’Oro che a Euro 2004 non riuscì a segnare giocando ben due partite con la Grecia, nei gironi e poi nella finale di Lisbona. “La Spagna ha qualche chance in più. Le due squadre hanno stili molto diversi e sono arrivate in fondo in modo diverso. La Spagna ha mostrato un livello molto alto. Poi le finali, io lo so bene, sono una cosa a sé”. Un giornalista portoghese prova a trascinarlo nella polemica sul ruolo di Cristiano Ronaldo nella Nazionale portoghese, che pare ostaggio della sua voglia di battere ogni record: “Credo che la Federazione e l’allenatore parleranno di cosa fare in futuro. Io una mia opinione ce l’ho, ma qualsiasi cosa dica potrebbe alzare un polverone”, spiega Figo con tono pacato, senza davvero voler turbare chi sostiene o vorrebbe scaricare CR7.

Tra i reduci di Euro 2004 ci sono anche i francesi Gallas, Silvestre, Karembeu e Makelele, che svicolano, e Sol Campbell – ex stella di Inghilterra e Arsenal – che invece ha voglia di chiacchierare e parte con un pronostico secco: “Due a uno per l’Inghilterra”. Poi spiega: “La Spagna parte favorita per tutto quel che ha fatto vedere, gran possesso palla, gran pressing. Però l’Inghilterra è uscita da situazioni complicatissime con Slovacchia e Svizzera, e in semifinale ho visto grandi miglioramenti nel gioco e nell’atteggiamento. Sarò a Berlino a tifare, speriamo di portarla finalmente a casa”.


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La squadra nel 2004 con la coppa

Lehmann e la mano di ‘Cucciurela’

Pur senza un vero motivo apparente, anche il tedesco Jens Lehmann, compagno di Campbell all’Arsenal dice che “vincerà l’Inghilterra. Perché? Non so, me lo sento”. Poi torna sulla polemica arbitrale del quarto di finale tra Spagna e Germania: “Sono fortissimi e hanno meritato perché hanno fatto un gol più di noi. Ma sono stati anche fortunati. Noi di sicuro ci ricorderemo per sempre di quel tipo, Cucciurela. Come si pronuncia? Cucurella? Cucureia? Quel suo tocco di mano per me era rigore”.

Sta con gli inglesi, più che altro per questioni di cuore e di imprinting d’infanzia, Panagiotis Fissas, punto fermo della Nazionale di Rehhagel: “La favorita è la Spagna, che finora si è dimostrata più forte, però io sono tifoso dell’Inghilterra fin da bambino. In Grecia, quando io ero piccolo, c’erano due canali che facevano vedere il calcio inglese e io sono cresciuto con quello. Sono un tifoso dell’Inghilterra e del Liverpool da quando avevo sei anni. Quindi ci spero”.

Il portiere di quella Grecia, Antonis Nikopolidis, una volta lo riconoscevi subito – in mezzo a tanti – perché era l’unico con i capelli grigi. Vent’anni dopo le cose sono cambiate, soprattutto i capelli degli altri. In porta però si fa ancora riconoscere: anche se con uno stile meno impeccabile di un tempo, è uscito imbattuto nella mezz’ora in cui è rimasto in campo, applauditissimo dal pubblico. Dice che la finale è “50 e 50, anche se la Spagna è più forte”. Con lui, poi, non si può non parlare di numeri uno: ‘Il migliore per me è stato quello della Francia, Maignan. Mi piace molto come sta in porta. Ma anche Mamardashvili della Georgia è stato una bella sorpresa”. Un altro dei portieri di quella Grecia, Fanis Katergiannakis, dice invece Spagna e menziona tra i pali il povero Donnarumma, subissato di tiri in almeno tre partite su quattro. Anche a Essen ci si poteva aspettare una partita con tanti tiri, e tanti gol.

I gol e la festa in campo

È invece finita 2-1 per le Uefa Legends, dopo il vantaggio iniziale di Giannakopoulos su assist al bacio di Karagounis. Poco prima Katsouranis aveva segnato con una semirovesciata che probabilmente sarebbe stata la rete più bella di Euro 2024, ma in fuorigioco, fischiato da un altro ex, l’italiano Rosetti. I cambi sono tanti, molti giocano appena 30 minuti (la partita ne dura in tutto 80): di alcuni vedi ancora lampi di classe cristallina (Seedorf, Figo, Mendieta), di altri la trasformazione fisica in piloni del rugby (Campbell, Essien), di altri ancora la grande voglia di competere sempre e comunque, pure a una festa (l’irlandese Robbie Keane e i greci Karagounis e Basinas).

Nel secondo tempo, entra anche Fernando Llorente, e si vede subito che è quello che ha smesso di giocare da meno tempo, a tal punto che deve contenersi per non andare in porta da solo. Dall’altra parte si fa invece notare Charisteas. Dopo l’1-1 di Figo al 50’, a nove minuti dalla fine un potente tiro dal limite di Luis Garcia porta in vantaggio la squadra All Stars: i greci cercano il pari ma non lo trovano, con un’occasione sul finale per l’ex perugino Vryzas. Alla fine ci si abbraccia in campo, si cerca il selfie con il campione fuori. Un signore che si è portato dietro una bandiera con sopra gli eroi del 2004 mi chiede di dov’è il giornale per cui scrivo. Quando gli rispondo fa una smorfia plateale e dice: “La Svizzera questa volta poteva fare come noi vent’anni fa. Era la sua occasione. Peccato”. Peccato davvero.


Legends 2004
Le rose delle due due squadre, con la Grecia in greco

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