Jazz Cat Club

Kenny Garrett, il suono degli antenati

‘Sounds from the Ancestors’, un omaggio alle radici musicali afroamericane e alla spiritualità da parte del grande sassofonista, il 31 marzo ad Ascona

Kenny Garrett
(Hollis King)
25 marzo 2025
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‘Sounds from the Ancestors’, un omaggio alle radici musicali afroamericane e alla spiritualità ancestrale, è uno degli eventi più attesi della stagione. Il grande sassofonista statunitense Kenny Garrett lo porta al Teatro del Gatto lunedì 31 marzo alle 20.30 per la stagione del Jazz Cat Club. Il viaggio musicale di Garrett evoca stelle come John Coltrane, Aretha Franklin e Roy Hargrove, mescolando jazz, gospel, R&B e ritmi globali.

Nato a Detroit, classe 1960, Garrett si è formato con Marcus Belgrave, esordendo nei club della sua città prima di trasferirsi a New York. Rifiutata l’ammissione al Berklee College, entra giovanissimo nella Duke Ellington Orchestra, per poi collaborare con Freddie Hubbard, Woody Shaw e i Jazz Messengers di Art Blakey. Negli anni Ottanta suona per cinque anni come sideman di Miles Davis; dopo la morte del trombettista, avvia una carriera da bandleader che gli è valsa un posto tra i grandi del jazz contemporaneo.

Tra i dischi fondamentali si segnalano ‘Black Hope’ (1992), ‘Trilogy’ (1995) e ‘Pursuance: The Music of John Coltrane’ (1996) e ‘Songbook’ (1997), interamente composto da brani originali. Tra le collaborazioni, si ricordano Chick Corea, Marcus Miller, John Scofield, Michel Petrucciani e Sting, ma anche i tanti viaggi in Africa, Grecia, Indonesia e Giappone, per arricchire il suo linguaggio. Otto nomination e una vittoria ai Grammy, Garrett è stato proclamato più volte miglior sax alto dai lettori di DownBeat.

Al Teatro del Gatto, accompagnato da Corcoran Hol al basso, Rudy Bird alle percussioni, Keith Brown al piano, Ronald Bruner alla batteria e Melvis Santa al canto e alle tastiere, Garrett presenterà, appunto, ‘Sounds from the Ancestors’, il suo penultimo album, nel quale rievoca i suoni della sua infanzia a Detroit e riconosce lo spirito dei suoi antenati africani. Il disco mescola jazz, R&B e gospel con influenze cubane, francesi, nigeriane e delle Guadalupe, includendo anche tributi a Roy Hargrove e a due pionieri della batteria – Art Blakey e Tony Allen – che, come lui, hanno guardato al passato per influenzare il futuro e l’evoluzione del jazz (www.jazzcatclub.ch).