Ticino

‘Il Decs si interroghi su un sistema con evidenti storture’

Prendono posizione anche i docenti che seguono i tredici abilitandi al Dfa di Locarno: ‘Un disservizio non professionalizzante e indifendibile’

‘Il Dfa sembrerebbe dimostrarsi più attento al proprio interesse che a quello della scuola’
(Ti-Press)
24 marzo 2025
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“Allo stato attuale delle cose, il percorso di abilitazione, che dovrebbe da un lato orientare i giovani docenti e dall’altro garantirne la qualità, risulta un disservizio, perché indebolisce l’istituzione scolastica e la figura dell’insegnante, entrambe già in crisi”. È una presa di posizione senza mezzi termini quella firmata da nove docenti che stanno seguendo al Dfa, il Dipartimento formazione apprendimento, i tredici candidati all’abilitazione in italiano nella loro pratica professionale. Tredici aspiranti docenti di italiano nel medio superiore a cui lo scorso 20 febbraio è stato spiegato che, nonostante il percorso di abilitazione, non verrà attribuita nessuna ora di insegnamento.

‘Una via crucis e una lotteria’

Il percorso per diventare docente nel settore medio superiore, rilevano nella dura presa di posizione, “è diventato, come scrive Fabio Camponovo, che si è occupato per anni della formazione degli insegnanti tenendo corsi sia all’Università di Friburgo sia al Dfa, ‘una via crucis e una lotteria’”. E in tal senso illustrano: “Bisogna aspettare l’anno di abilitazione per la propria materia (ogni 4-5 anni circa), sperare quindi di essere ammessi e augurarsi infine che si apra il concorso cantonale di assunzione”. Non solo. L’abilitazione è una formazione post-universitaria, ragione per cui, si sottolinea nella presa di posizione, “va considerato che si chiede a dei professionisti di interrompere le loro carriere lavorative e di svolgere un anno di formazione senza stipendio e senza la certezza dell’assunzione”. Insomma, viene rimarcato, “un sistema ibrido, non libero, come accade invece in altre scuole pedagogiche svizzere, e non realmente professionalizzante, è a nostro parere indifendibile: promuovendo tale pratica il Dfa sembrerebbe infatti dimostrarsi più attento al proprio interesse che a quello della scuola”.

‘Anni di precariato prima di poter essere assorbiti nel sistema scolastico’

Per diventare insegnante nei licei ticinesi, ricorda la presa di posizione, “è previsto un concorso di assunzione, organizzato e gestito dal Cantone, che contempla tra i requisiti minimi un’abilitazione post-universitaria per l’insegnamento nelle scuole di maturità”. In Ticino, come noto, questo diploma è rilasciato dal Dfa, “che ogni anno abilita un numero prefissato di docenti per alcune materie selezionate: un numero proporzionale, secondo gli obiettivi, alle reali esigenze della scuola ticinese”, viene precisato. Col tempo, tuttavia, “l’aumento di aspiranti insegnanti ammessi alla formazione e il contemporaneo calo della popolazione scolastica dovuto a ragioni demografiche ha generato situazioni sempre meno chiare, producendo alla fine un cortocircuito paradossale”. Emblematica, sostengono i nove docenti di pratica professionale, la vicenda dei tredici abilitandi che sta facendo discutere da settimane. “Nell’anno accademico 2024-2025 sono stati ammessi e formati ben tredici insegnanti di italiano per il medio superiore a fronte di un bisogno pressoché nullo delle scuole ticinesi. Ne consegue che a questi ultimi si prospettano anni di precariato prima di poter essere assorbiti nel sistema scolastico”.

Da qui la stoccata al Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs) che, sostengono i nove docenti nella presa di posizione, dovrebbe “interrogarsi sulla bontà di un sistema che manifesta, da anni, evidenti storture e che rende oltremodo complesso e aleatorio l’accesso dei nuovi insegnanti alla professione”.

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