Un’occhiata dietro alle quinte del Tribunale penale federale, con i giudici membri della commissione amministrativa che ne spiegano il ‘funzionamento’
‘La chiusura crea distanza, la comunicazione, l’apertura e la trasparenza contribuiscono a instaurare fiducia’. È il motto scelto dal giudice Alberto Fabbri, presidente del Tribunale penale federale, per aprire l’incontro con i media nella sede di Bellinzona, sorta di ‘dietro le quinte’ dello stabile in viale Stefano Franscini 7, a un’abbondante decina di anni dalla sua inaugurazione. Un incontro «volto a instaurare un rapporto più diretto con gli operatori dell’informazione, che sono poi le persone incaricate di riportare all’opinione pubblica ciò che avviene in questo stabile; tutto questo ben sapendo che gli interessi degli operatori dei media sono diversi dai nostri», premette ancora il giudice che, a scapito di nome e cognome di chiare radici latine, è basilese.
«In questi anni ci stiamo rendendo conto che chi guarda ‘da fuori’ questo edificio (e non intendo unicamente il suo aspetto ‘fisico’), ancora non ha bene in chiaro come sia strutturata l’organizzazione del lavoro al suo interno, quali siano le istanze e dunque le sedi appropriate per ogni dibattimento che approda qui. Da qui la scelta di aprire una volta ancora le porte del Tribunale, ma non per il classico dibattimento che si celebra al suo interno, ai media. Nel solco di quanto era già stato fatto dai miei predecessori in occasione della sua inaugurazione». Stavolta il focus è però puntato su organizzazione, procedure adottate e personale del Tribunale penale federale. Iniziando dalla sua Commissione amministrativa, presieduta, come detto, da Alberto Fabbri e completata dai giudici Joséphine Contu Albrizio (vicepresidente) e Andrea Blum (membro). «Ma non siamo dei ‘Ceo’ del Tribunale – s’affretta a precisare ancora Fabbri –. La Commissione amministrativa (o ‘direzione del tribunale’) è responsabile dell’intera amministrazione (risorse umane, finanze, cancellerie, logistica, sicurezza e informatica). Il nostro è tuttavia un compito limitato: non abbiamo alcun diritto di impartire istruzioni nell’attività giudiziaria. Bisogna ancora sottolineare che nelle aree di competenza della Commissione amministrativa, spesso è la Corte plenaria, composta da tutti i giudici ordinari, che ha l’ultima parola». Le funzioni di Fabbri e colleghi non si limitano tuttavia a queste mansioni: «Oltre alla nostra attività nella direzione del Tribunale, siamo giudici ‘normali’ presso una Corte».
Storicamente parlando, la costituzione del Tribunale penale federale è figlia della riforma della giustizia varata a inizio Duemila. Lì sono state gettate le basi (anche) di quella struttura che oggi sorge a Bellinzona, ma che inizialmente avrebbe dovuto aprire i battenti ad Aarau. «Ciò anche perché con quella riforma è stato deciso di ‘decentralizzare’ il potere giuridico nel nostro Paese, mettendo l’accento sulla regionalità e il plurilinguismo della Svizzera. Abbiamo così il Tribunale penale federale di Bellinzona, il Tribunale amministrativo federale nonché il Tribunale dei brevetti di San Gallo e i Tribunali federali di Losanna e Lucerna», tiene a sottolineare Joséphine Contu Albrizio.
Il Tribunale penale federale, per sua natura, ha tre Corti, ciascuna con le sue competenze e i suoi ambiti d’azione. Vediamo nel dettaglio ogni singola organizzazione.
Nella capitale cantonale, il Tribunale penale federale si installa ufficialmente il 1º aprile 2004. Dapprima nella sede provvisoria nello stabile Business Center della Swisscom, con i dibattimenti che si svolgono nell’Aula penale del Pretorio a Bellinzona. Parallelamente iniziano i lavori per la realizzazione della nuova sede, che apre i battenti il 25 ottobre 2013. Il 1º gennaio 2019 entra poi in funzione anche la Corte d’appello, dando così una forma definitiva all’istanza. Che, ora, si compone di tre corti: la Corte penale, la Corte dei reclami penali e la Corte d’appello. Con quest’ultima che, secondo la scaletta, nell’autunno del 2026 dovrebbe essere spostata all’interno del costruendo Pretorio.
A snocciolare qualche ulteriore dato relativo al Tribunale penale federale di Bellinzona è la responsabile della comunicazione Estelle de Luze: «Essendo un Tribunale federale, istruttoria, atti e dibattimenti possono essere redatti, rispettivamente svolti in tedesco, francese, italiano o romancio. La lingua inizialmente adottata – e decisa dal Ministero pubblico in base agli interessi preponderanti nella causa – sarà però la medesima dall’inizio alla fine dell’intero iter, istanze ricorsuali comprese. Per i media che seguono sul posto i dibattimenti abbiamo un’apposita sala stampa, provvista di monitor in modo da poter avere una visione d’assieme della sala, cosa altrimenti impossibile in sala. Complessivamente, i giornalisti accreditati in modo permanente, e dunque con un accesso privilegiato agli atti pubblicati dal Tribunale penale federale sono 66, provenienti da tutta la Svizzera. Sono invece un centinaio le richieste che ci vengono inoltrate annualmente (95 nel 2022, 110 quest’anno) relative a casi specifici da noi trattati. Nelle procedure che possono essere di particolare interesse per i media e il pubblico, al termine delle stesse il servizio informazioni del Tribunale penale federale pubblica dei comunicati stampa: 12 quelli emessi nel corso di quest’anno (cifra identica a quelli complessivi divulgati nel 2022)».