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‘Sono in causa con il Decs per avere diritto di parola’

Incontro con Roberto Caruso, il docente della Spai di Mendrisio licenziato con effetto immediato. ‘Anche le persone per strada mi dicono di non mollare’

Il professor Roberto Caruso
(Ti-Press/B. Galli)
26 luglio 2024
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Sono tanti i sentimenti che si affollano oggi nella mente e nell’animo di Roberto Caruso: smarrimento, incredulità, delusione, amarezza, ma anche fiducia (nella giustizia). Il docente della Spai di Mendrisio messo, di fatto, alla porta, ha ancora la speranza di tornare a sedere alla sua cattedra. La stessa che l’ha visto lavorare con i ragazzi dell’Istituto per una dozzina di anni. Tutto ora è nelle mani del Tribunale cantonale amministrativo, al quale il professore ha portato il suo caso, dopo aver impugnato la sospensione e il prospettato licenziamento. Lo accusano di “atteggiamento irrispettoso verso i suoi superiori, che configura una violazione dei suoi doveri di servizio”. Ma lui è sereno e sicuro di non essere dalla parte del torto. Dopo aver ricostruito la sua vicenda e raccolto le testimonianze di alunni e colleghi, pronti a sostenerlo e a difenderlo, lo abbiamo incontrato.

Professore, da un giorno all’altro si è ritrovato senza lavoro, privato del suo ruolo di docente: cosa è successo?

Ci tengo a sottolineare che la mia sospensione e il prospettato licenziamento non hanno nulla a che fare con l’insegnamento, ma sono motivati dal Decs (Dipartimento educazione, cultura e sport, ndr) con la presunta compromissione del rapporto di fiducia con i funzionari superiori. È successo che a nove giorni dalla fine della scuola, durante la pausa del mattino, il direttore si presenta dicendomi dell’immediata sospensione, che potevo andare a casa e che la lezione che stavo svolgendo l’avrebbe portata avanti lui.

Si parla di comportamenti “inopportuni e inadeguati”. I suoi superiori cosa le rimproverano?

Parte della questione ha origine da una lettera firmata dal direttore dell’Istituto – che io ho definito un j’accuse –, inviata l’aprile scorso alla Divisione della formazione professionale. Ebbene, l’unico passaggio che condivido è quello relativo all’affermazione “non sono un buon direttore”. Tutto il resto non è vero e non è stato neppure verificato da parte del Consiglio di Stato. In buona sostanza il direttore, senza dirmi nulla, ha mosso delle pesanti accuse nei miei confronti (che rispedisco al mittente). Ma quello che più mi lascia perplesso è che il Decs ha annullato il mio diritto di confrontarmi con l’accusatore.

Per quale motivo il Dipartimento si è spinto così avanti?

Credo che la questione sia da interpretare anche alla luce di un percorso lungo fatto di episodi e diversi modi di pensare e agire. Non ho timore di sollevare questioni scomode, di fare domande dirette e chiedere spiegazioni ai miei superiori, di far notare i comportamenti inopportuni e le contraddizioni e di tutelare gli studenti. In questi ultimi anni si è generato un malessere nella sede dove insegno (il Centro professionale tecnico di Mendrisio, ndr), una condizione che puntualmente ho discusso con la direzione e nel 2022 con un corposo dossier ho informato pure il Dipartimento. E recentemente una decina di docenti ha fatto la stessa cosa per tramite del Sindacato Ocst.

Sta di fatto che il provvedimento che la riguarda ha spiazzato anche i suoi allievi, che si sono ritrovati da un momento all’altro senza ‘sore’, così come gli altri docenti senza un collega.

Mi è stata tolta la possibilità di salutare gli allievi e i colleghi prima della pausa estiva, così come ogni altra possibilità di scambio, rettifica o spiegazione rispetto alle valutazioni di fine anno. Di questo, in particolare, sono molto rattristato. Va detto che io ho trasgredito all’ordine di immediata sospensione, e ho terminato la lezione; e solo dopo sono andato a casa. Il giorno seguente ho inserito nel sistema informatico le note di fine anno per permettere ai miei allievi (poco più di 200) di ricevere la pagella di fine anno. Ma non me ne pento. Infatti, poco dopo e senza alcuna comunicazione sono stati bloccati tutti i miei ‘account’. Purtroppo non ho potuto presenziare ai consigli di classe di fine anno e neppure al plenum conclusivo.

Molti studenti e insegnanti le hanno testimoniato la loro solidarietà e si sono mobilitati: che riscontri hanno avuto dal Decs?

Che sappia io non vi è stata nessuna reazione. Con tutta probabilità indispettisce che i ‘panni sporchi’ si lavino in pubblico. Ma personalmente non ho ricevuto mai una telefonata o uno scritto né dal direttore, né dal caposezione o dal capodivisione o dal Decs. Per loro sembra che io non esista. Non hanno risposto neanche alla mia richiesta di revisionare le note dei ragazzi. Mi chiedo se vi sia un reale interesse per la Scuola e i giovani che la frequentano. Io non ho fatto nulla di così eclatante e sono stato esautorato. Altre situazioni e comportamenti non hanno visto assumere provvedimenti tanto drastici. Mi è capitato di segnalare, ad esempio, al funzionario superiore il malessere di due classi di studenti nei confronti della direzione della scuola. Il caposezione rispose di indirizzare i ragazzi, per gestire il loro disagio, direttamente dal direttore. Ecco, questo modo di fare mi fa alzare i toni della discussione. D’altro canto, se criticare in modo puntuale e civile, con argomenti fattuali e precisi, l’agire dei superiori è una violazione di qualche regola, allora per me tale norma non ha alcun senso. Cerco di interpretare il mio ruolo di docente in modo completo, con senso del dovere civico e in armonia con il mio ruolo di educatore.

Tornando di nuovo ai fatti, già nel 2022 era stato segnalato al Decs (anche da parte dell’Ocst), come lei stesso ci ha detto, il malessere esistente dentro la Spai di Mendrisio. Si sa che è stata aperta una inchiesta amministrativa, ma non se ne conosce l’esito. Per contro nei suoi confronti si è andati all’affondo. L’impressione è che si applichino i proverbiali due pesi e due misure: sbagliamo?

Prima dell’avvio dell’inchiesta, come detto, avevo fornito, in collaborazione con altri colleghi, un dossier corposo su questo malessere: non ha mai risposto nessuno. E credo che neppure il Sindacato abbia ricevuto un riscontro. Il malcontento è dettato da tante cose: una scarsa comunicazione all’interno dell’Istituto, una gestione delle supplenze deficitaria, classi senza docente di classe, una attribuzione di ore disinvolta. Tante cose che, sommate, fanno molto. Anche se il vero malessere è stato creato ora dai superiori con il provvedimento preso nei miei confronti: la scuola è spaccata. Credo, comunque, che il sistema tuteli il sistema e che rivolgersi a dei superiori sia lesa maestà; e se porti un problema, diventi il problema.

Esonero e sospensione sono stati preceduti da alcuni ammonimenti – l’ultimo sub judice –, l’hanno marcata stretta.

Preoccupa, molto, e spaventa il fatto che parlino di rottura del rapporto di fiducia, senza motivarlo, evocando ragioni oggettive e soggettive. Ho avvertito la volontà di farmi più male possibile.

Che impatto ha avuto sulla sua vita?

Vado per i 62 anni e ho 35 anni di servizio: potrei andare in pensione anticipata. In realtà, ci stavo facendo un pensierino. Ma ora mi hanno fatto cambiare idea: vorrei poter tornare a scuola dai miei ragazzi, perché mi vogliono con loro. In ogni caso, sono molto sereno: ho la coscienza a posto. È chiaro, sono preoccupato per la scuola. Se avessi 40 anni, non la vivrei allo stesso modo. Qui è come giocare con la vita delle persone. Brutto dirlo, ma sarebbe facile andare in ‘burnout’. Tutta questa vicenda ha fatto emergere, però, anche cose davvero belle. Cerco di raccogliere il bello di questa situazione: le tante telefonate di solidarietà e vicinanza, gli scritti e i video dei ragazzi, i colleghi ma anche la gente comune. Sul tragitto verso la redazione, per l’intervista, mi hanno fermato due signore, raccomandandomi di “continuare così e non mollare”. E non era la prima volta. E questo mi dà coraggio.

Lei ha deciso di non arrendersi e portare la sua battaglia, appunto, fino in fondo. Certo, si tratta di uno sforzo emotivo ma anche finanziario non indifferente. Come dire, servono nervi saldi e soldi.

L’aspetto economico è un argomento da non sottovalutare. Diciamo che chi non ha sufficiente disponibilità finanziaria ha perso in partenza. A oggi, solo per cercare di ottenere ragione, l’investimento finanziario ha già superato i diecimila franchi. E parlo non a caso di investimento, necessario per avere diritto di parola, non ragione.

Come vede il suo futuro?

Il Tribunale cantonale amministrativo dovrebbe a breve pronunciarsi sulla richiesta di sospensività della risoluzione governativa. In caso affermativo a settembre sarò di nuovo a scuola. In ogni modo, ho promesso ai miei studenti che farò tutto il possibile per essere nuovamente in classe con loro. Spero di non deluderli.

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